
Sono 650 milioni in tutto il mondo, e sono spesso svantaggiati ed emarginati: i disabili hanno diritto a una piena integrazione anche nel mondo del fitness e dello sport.
Giovedì 25 febbraio, Roberto Coda Zabetta, Alberto Benchimol e Stefano Frassinelli presenteranno al Forum il nuovo progetto che fornirà ai club lopportunità di affrontare una svolta importante per il settore.
Inserito all'interno della categoria OPEN, l'intervento è gratuito e aperto a tutti.
La terza nazione del mondo
Sapete qual è la terza nazione al mondo per numero di abitanti? Ce lo dice Matteo Schianchi, autore del volume La terza nazione del mondo: è quella rappresentata dalle persone disabili, che oggi sono 650 milioni, il 10% della popolazione globale.
Solo in Italia, ci sono circa 3 milioni di persone affette da gravi disabilità, e altrettanti con disabilità più lievi. Tagliamo subito un po di fronde di pietismo e più o meno falsi sensi di colpa, e analizziamo ciò che potrebbe avere senso fare.
Il disabile ha diritti incontestabili, e uno dei più importanti è quello di non essere un cittadino di serie B. Lambiente del fitness ha spesso rivolto la sua attenzione più al tipo di tartaruga delladdome di questo e quel personaggio piuttosto che alleffettiva integrazione dei clienti meno specializzati. Ormai è però patrimonio comune la corretta integrazione dei diversi potenziali target per poter avere buone probabilità di sopravvivenza, occupando il più possibile ogni fascia oraria e ogni attività.
Oggi il mercato del fitness, nei confronti dellattività del disabile, è in una situazione analoga a quella in cui si trovò alcuni decenni fa, quando cercò a fatica di aumentare in modo rilevante lingresso di nuovi potenziali clienti. Sembra una bestialità, ma si può dire che siamo in una situazione simile a quando le vecchie palestre erano colonia per i body builder più estremi, e non si pensava che potessero essere rivolte anche a unutenza diversa.
Che bello entrare in questo argomento da teatro dellassurdo, in cui non si capisce se esiste un confine vero tra normalità e anormalità Il disabile si trova quindi di fronte a una scelta: divenire atleta e quindi incrementare le fila di tutte quelle associazioni e società sportive che si occupano di attività agonistica per le diverse abilità, oppure aumentare la schiera degli spettatori televisivi senza integrarsi e senza migliorare il suo benessere psico-fisico.
Quante volte abbiamo detto che il fitness è cosa diversa dallo sport, e quanto preziosa potrebbe essere per questa terza nazione la vera apertura dei club!
Una nuova svolta
La professionalità non è innata, è una dote che poco a poco si acquisisce con il tempo, con lesperienza e con lapprendimento. Se tra i valori della nostra professionalità riconosciamo anche la capacità allaccoglienza, il club e il suo staff potrebbero fare un ulteriore salto di qualità integrando chiunque desideri accedere ai diversi servizi.
Attenzione: non sto parlando di barriere architettoniche (ovvio che non dovrebbero esistere), e neanche nello scarico di coscienza dei due soliti posti auto per portatori di handicap (di solito occupati dal SUV di uno dei soci e dalla Harley di un personal trainer ). Faccio piuttosto riferimento allo sviluppo della propria professionalità grazie allapprendimento delle esigenze e delle peculiarità di un nuovo target.
Come abbiamo fatto anni fa ad aumentare il numero dei nostri iscritti integrando lo zoccolo duro dei soci con nuovi clienti? Abbiamo inserito lezioni adatte a clienti meno estremisti nellelenco delle attività di gruppo? Abbiamo acquistato macchine più user friendly in cui il valore aggiunto non era la ruggine? Abbiamo aperto la palestra al mattino per dare la possibilità ad alcune persone di poter frequentare? Abbiamo assunto personale con specifiche competenze e/o abbiamo investito nella formazione per aumentare le capacità e le conoscenza nostre e del nostro personale per integrare sempre più nuovi target?
Oggi siamo di fronte a una nuova svolta. Non so se se si possa definire epocale, ma sono convinto che chi almeno ci proverà potrà pensare di aver fatto un nuovo passo avanti verso il miglioramento della propria azienda nel rispetto della mission: elargire benessere a target diversi integrando lofferta con una domanda diversificata e aumentare in tal modo il business dellimpresa.
Una definizione troppo cruda, forse, ma almeno coerente con il tipico pragmatismo di chi deve fare impresa.